
Dopo è una strana bambina non morta che appare appesa a testa in giù nella nebbia notturna di Darromar, con la pelle che sembra fatta di cencio di calce, labbra screpolate ed occhi vuoti e lattiginosi che non sbattono mai.
Indossa sempre un velo cremisi sul corpo e sulla testa, mentre al collo veste una pioggia di amuleti d’ottone che tintinnano come cucchiaini in tazze vuote e sorride con troppi denti per un sorriso da bambina.
Quando appare il suo capo è sempre fermo ma il corpo oscilla di un niente, al ritmo costante di un carillon che suona lontano e quando parla l’aria si raffredda di un respiro, mentre dai suoi polsi cade non sangue ma un sottile velo di sfarinamento di polvere.
Viene incrociata dai personaggi la notte dello scontro con il mostro serpiforme ed in mezzo alle sue frasi deliranti racconta di trovarsi bloccata lì nella nebbia per volontà di Beathabas e avvisa, invano, gli eroi di fare rientro alla locanda da cui provengono per mettersi in salvo.